CRISTOLOGIA

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CORSO MONOGRAFICO 

CRISTOLOGIA

 

 

 

 

 

 

COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE

TEOLOGIA – CRISTOLOGIA – ANTROPOLOGIA (1982)

 

 

 

I. FONDAMENTO E CONTESTO DELLA CRISTOLOGIA

La riflessione in materia cristologica va condotta tenendone bene presente il contesto, cioè il desiderio e la conoscenza che l'uomo ha di Dio, la rivelazione del Dio trinitario e l'immagine dell'uomo quale emerge sia dalle concezioni attuali in antropologia, sia dall'incarnazione stessa di Gesù Cristo. Senza un'adeguata preparazione consacrata a questi elementi fondamentali, si mette in pericolo la costruzione cristologica stessa. Inoltre si compromette la chiarezza delle conseguenze che se ne devono trarre per elaborare una dottrina sull'uomo. Per tali ragioni occorre proiettare una luce nuova sull'orizzonte complesso di ogni cristologia.

  L'economia di Gesù Cristo e la rivelazione di Dio

 

1. Quale rapporto esiste tra la cristologia e il problema della rivelazione di Dio? Per evitare, nell'esporre tale problema, qualsiasi confusione e separazione, manterremo la complementarità delle due vie: quella che discende da Dio a Gesù e quella che da Gesù risale a Dio.

1.1. Si crea confusione tra la cristologia e la considerazione su Dio se si suppone che, al di fuori di Gesù Cristo, il nome di Dio non abbia alcun senso e che non esista altra teologia se non quella che scaturisce dalla rivelazione cristiana. Così facendo, non si rispetta il mistero dell'uomo creato, in cui sorge il desiderio naturale di Dio e nel cui animo, lungo tutta la storia, le religioni e le dottrine filosofiche fanno scoprire una certa prenozione di Dio. Si trascura altresì l'importanza delle tracce di Dio presenti nella creazione (cf. Rm 1,20). Nello stesso tempo ci si mette in disaccordo con l'economia, secondo la quale la rivelazione del Dio unico è stata rivolta a Israele, popolo eletto - economia sempre riconosciuta dalla Chiesa sin dalle origini - e con l'atteggiamento teocentrico di Gesù, che afferma che il Dio d'Abramo, d'Isacco e di Giacobbe è proprio suo Padre. Si crea infine una grave ambiguità nel modo d'intendere la confessione "Gesù Cristo è Figlio di Dio"; ambiguità che, alla fine, potrebbe portare a una cristologia atea.

1.2. Quanto alla separazione tra la cristologia e la considerazione del Dio rivelato, ovunque la si collochi nel corpo della teologia, essa porta spesso a supporre che la nozione di Dio elaborata dalla sapienza filosofica basti da sola per la riflessione sulla fede rivelata. Si misconoscono così l'originalità della rivelazione di cui il popolo d'Israele fu gratificato e la novità ancor più radicale che comporta la fede cristiana; si diminuisce il valore dell'evento Gesù Cristo. Paradossalmente, questa separazione può indurre a credere che la ricerca cristologica basti a se stessa e si chiuda in se stessa, senza preoccuparsi di fare un qualsiasi riferimento a Dio.

2. Possiamo - sembra - applicare qui, con i dovuti adattamenti, il criterio adottato dalla definizione di Calcedonia: tra la cristologia e il problema di Dio, occorre mantenere una distinzione, senza confusione né separazione. Parimente, ritroviamo una distinzione tra i due tempi della rivelazione, in mutua corrispondenza tra di loro: il primo è quello della manifestazione universale che Dio fa di se stesso nella primordiale creazione; l'altro è quello della rivelazione più personale che, lungo la storia della salvezza, progredisce dalla vocazione d'Abramo sino all'avvento di Gesù Cristo, Figlio di Dio.

3. Perciò, la via che tende a comprendere Gesù alla luce dell'idea di Dio e la via che, in Gesù, fa scoprire Dio s'implicano a vicenda.

3.1. Da un lato, il credente non potrebbe riconoscere in Gesù la piena manifestazione di Dio, se non alla luce della prenozione e del desiderio di Dio presenti nel cuore dell'uomo. Da molto tempo, tale luce brilla - benché non priva di errori - nelle religioni dei vari popoli e nella ricerca dei filosofi. Questa luce si manifesta già attraverso la rivelazione del Dio unico nell'antico testamento; ed è ancora presente nella coscienza contemporanea, nonostante la virulenza dell'ateismo. La ritroviamo nell'anelito verso valori assoluti come la giustizia o la solidarietà. Inoltre la si suppone necessariamente nella confessione di fede: "Gesù Cristo è il Figlio di Dio".

3.2. D'altra parte, occorre procedere oltre, benché dobbiamo dirlo con ogni umiltà, sia perché la fede e la vita dei cristiani non sono abbastanza conformi a questa rivelazione totalmente gratuita che ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, sia anche perché il mistero rivelato oltrepassa ogni sorta di enunciati teologici. Il mistero di Dio, qual è stato definitivamente rivelato in Gesù Cristo, racchiude "ricchezze insondabili" (cf. Ef 3,8) che superano, anzi trascendono, i pensieri e i desideri dello spirito filosofico e dello spirito religioso lasciati alle loro proprie forze. Tutto quanto essi possono contenere di vero, questo mistero lo assume, lo conferma e lo porta a compimento; alle intuizioni umane più nobili esso schiude la via verso il Dio sempre più grande. Esso corregge gli errori e le deviazioni che vi si trovano, guidando l'uomo verso le vie diritte e larghe che i suoi desideri ricercano. Così quindi il mistero della fede, sempre suscettibile di maggior approfondimento da parte dell'intelligenza, assume e integra le intuizioni e le esperienze religiose dell'umanità, in modo che il carattere cattolico della fede cristiana si realizzi sempre di più.

3.3. Gesù Cristo, infatti, nel quale culmina la rivelazione fatta lungo tutta la storia della salvezza, manifesta il mistero di Dio, la cui vita trinitaria è la sorgente d'una comunicazione tutta d'amore in se stesso e verso di noi. Questo Dio, già rivelato nell'antico testamento e annunciato a titolo definitivo da Gesù Cristo, s'è fatto simile all'uomo (cf. Dt 4,7; Clemente Alessandrino, Strom. II 5, 4). In certe religioni dell'umanità, è piuttosto l'uomo che ricerca Dio, mentre nella rivelazione è innanzitutto Dio che cerca l'uomo e l'ama dall'intimo del cuore. Tale scoperta, che supera ogni prenozione di Dio e le conferisce un compimento superiore a ogni forza umana, è immanente alla professione di fede: "Gesù Cristo è il Figlio di Dio". (Vatican.va)

 

Programma del corso:

1. «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge» (Gal 4,4). L’evento mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio. 2. «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5-6). L’evento mistero della Pasqua di Gesù. 3. «Di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). L’evento mistero di Gesù nella vita della Chiesa.

Calendario: giovedì 21 gennaio 2021; giovedì 28 gennaio 2021; giovedì 4 febbraio 2021; giovedì 11 febbraio 2021; giovedì 18 febbraio 2021; giovedì 25 febbraio 2021

Docente: Monsignor Pietro ALIQUÒ

Sede: Seminario arcivescovile “San Pio X” – Messina

Orario: 16.00-19.30

 

Percorsi di approfondimento

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Corsi monografici

1. Le religioni non-cristiane

2. Cristologia

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1. La "strada" come scelta pastorale

2. Ripensare la parrocchia nell'era post-covid

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1. Il corpus studiorum di Filippo Matranga 1822-1888

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