PRIMO CONVEGNO 2020

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vascelluzzo messina 5

ORAFI E ARGENTIERI MESSINESI DEL XVII SECOLO

Il vascelluzzo e il ferculum di San Giacomo Apostolo

 

Sabato 18 GENNAIO 2020 ore 16.00

presso il Seminario Arcivescovile di Messina "San Pio X"

 

Relatrice: Dott.ssa Giusi LARINÀ
Storico dell’arte e funzionario
del Museo Regionale di Messina
 
Interverrà il Dott. Giuseppe VARRICA
Governatore della Confraternita di San Giacomo Apostolo in Camaro Superiore (Messina)
 
Vi aspettiamo!
 

 Per saperne di più ...

 

Il Vascelluzzo

 Ѐ una delle tradizioni più antiche di Messina e si rinnova ogni anno la domenica in cui la Chiesa celebra la solennità del Corpus Domini. Ѐ la processione del “Vascelluzzo”. Si tratta della riproduzione in scala ridotta di un galeone cinquecentesco, in tutti i suoi dettagli: tre alberi, i pennoni che reggono le vele, otto cannoni per fiancata. In legno grezzo ricoperto da lamine di argento lavorate a cesello, il manufatto è lungo un metro e alto due e mezzo e poggia su una base argentea incisa col motivo ad onde marine ornata con foglie e fiori. Fu realizzato da abili mani tuttora ignote, molto probabilmente nella seconda metà del XVI secolo in contemporanea con l’istituzione della Confraternita peloritana di Santa Maria di Portosalvo dei Marinai cui appartiene. Successivamente, a partire dal 1644, subì dei rimaneggiamenti, come testimoniano le date incise sulla struttura.

 
Portare in processione il Vascelluzzo ha un significato preciso per i messinesi: ricordare e ringraziare la Madonna, protettrice di Messina, per tutte le volte in cui la città venne salvata dalla fame e dalle carestie grazie all’arrivo nel porto di galeoni carichi di grano.
 
Il Vascelluzzo, adorno appunto di spighe di grano, viene portato a spalla dalla Chiesa di Santa Maria dei Marinai al Duomo; qui, su due dei suoi alberi viene fissato sotto una corona regale sorretta da due puttini alati, un reliquario contenente i “Sacri Capelli” con cui Maria, secondo la tradizione, legò la lettera che inviò ai messinesi. Dal Duomo, in serata, parte la processione: a sfilare per le vie principali del centro, insieme all’ostensorio con il SS. Sacramento, anche il Vascelluzzo. Una volta conclusa, e riconsegnata la preziosa reliquia, il Vascelluzzo è riportato alla chiesa dei Marinai e le spighe di grano vengono distribuite ai fedeli, che le custodiscono in casa in segno di augurale abbondanza...

 

 
STORIA SUL FERCULUM DI SAN GIACOMO
 
È un’altra opera dell’oreficeria barocca del XVII secolo eseguita da Pietro, Giovanni, Sebastiano ed Eutichio Juvara, i quali, assieme a Refaci, Donia crearo­no un S. Giacomo, il “defensor fidei” secondo l’ideale dei gesuiti. Il Santo con la mano, sostiene i lembi di un man­tello. Il volto ha un espressione dolce ed è incorniciato da una fluente barba; un’aureola ne cinge il capo. Costò 337 onze e 22 tarì.
 
Esso ha una forma piramidale alla cui sommità è posto il santo in vesti marziali latine che richiamano l'Orione della fontana cinquecentesca del Montorsoli. Su uno zoccolo di legno, si elevano quattro supporti a forma di C, tipici dell’ebanisteria barocca, a forma di cariatidi che circondano lamine d’argento illustranti episodi dell’a­giografia giacobea più netta. Nella parte superiore la Statuina del santo impugna la spada (aggiunta dopo, a quanto riferisce il più anziano dei confrati Sig. Giacomo Sturniolo) e lo stendardo dell'esclusivo ordine di San Giacomo di Compostella. Nella parte inferiore si notano 4 pannelli; il primo raffigura il famoso miracolo avvenuto a S. Domingo della Calzada ad opera del santo che fece risuscitare due polli arrostiti per testimoniare l'innocenza di un giovane pelle­grino, accusato ingiustamente di furto, dalla figlia dell’o­ste. Il secondo raffigura San Jacopo che incita Carlo Magno a combattere i musulmani. Il terzo rappresenta la conversione del mago Hermogene. Nel quarto si nota S. Yago con il classico cappello del pellegrino con un libro in mano (che potrebbe essere il Vangelo), mentre affronta un viaggio. Nel pannello della piramide superiore si nota il “matamoros” della battaglia di Clavijo; nel secondo, l’angelo nocchiero guida l'imbarcazione che potrebbe essere quella che trasportava le spoglie nella Spagna; nel terzo è inciso l'arrivo dell'arca nel regno della regina Lupa; ed infine l'omaggio alla Confraternita che ha sem­pre avuto cura del culto al Patrono della Spagna.
 

 

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