PENNELLATE MARIANE

PRESENTAZIONE

I segni del profondo legame intercorso tra Bisanzio e la Trinacria sono molteplici; si pensi ai mosaici palermitani della Cappella Palatina o a quelli di Santa Maria dell’Ammiraglio che, seppur realizzati sotto il regno del normanno Ruggero II, sono il frutto del sapiente lavoro di maestranze orientali .

Anche la fervente attività culturale dei monaci dell’Archimandritato del SS. Salvatore in lingua phari può essere ricondotta al perdurante bizantinismo in terra sicula; infatti, istituito nel 1131 dal secondo Ruggero e affidato al monaco Luca, l’Archimandritato visse la tradizione monastica costantinopolitana sicuramente influenzato dalla riforma di Teodoro Studita (759-826) .
Sebbene i monaci di Messina fossero occidentali, il loro interesse era rivolto all’Oriente: i 175 codici greci e i due rotoli a noi pervenuti, prodotti nello studium del protomonastero peloritano, trattano in massima parte materia ecclesiastica bizantina, specialmente agiografica e patristica .
Inoltre ˗ ed è questo l’argomento dal quale muove la presente ricerca ˗ nel piccolo centro peloritano di Salice è ancora vivo il culto di Santo Stefano Juniore o del Monte Sant’Aussenzio, noto martire della furia iconoclastica.
Non pochi fedeli, purtroppo, assimilano la figura di Stefano il Giovane a quella dell’omonimo Protomartire piuttosto che ad altro virtuoso monaco, anch’esso chiamato Stefano, vissuto, lapidato e seppellito in quella terra. Nel primo caso si palesa una pressoché assoluta disinformazione storica, nel secondo si scorge il tentativo devozionale di rivendicare il Patrono come proprio concittadino, certamente influenzati dalla pietà popolare e dalle cronache locali del Seicento e del Settecento, fortemente orientate in senso provincialistico e, dunque, non sempre assolutamente attendibili sotto il profilo scientifico. (continua...)

 

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