SANTA MARIA IN FLUVIO DE MILI

PRESENTAZIONE

Nell’agosto 2011 veniva dato alle stampe il volume Alle fonti del diritto liturgico orientale. Il τυπικὸν dell’archimandritato del SS. Salvatore di Messina (XII secolo), frutto di appassionate ricerche da noi condotte, con metodo scientifico, per ricostruire la storia della prima confederazione dei monasteri italo-meridionali e per offrire la traduzione inedita delle Regole generali del typikòn di San Luca, primo archimandrita del Santissimo Salvatore in lingua phari (Mess. Gr. 115) .

Ci addentrammo, in quel contesto, nello specifico delle vicende ecclesiastiche siciliane dell’epoca normanna acquisendo, a partire dalle fonti e dagli studi prodotti nel corso dei secoli, numerose informazioni sulle cause che hanno determinato il passaggio da una impostazione libera del monachesimo italo-greco (eremitaggio, lavrismo, primo cenobitismo) ad una visione organica e strutturata dello stesso (confederazioni archimandritali).
Esigenze di varia natura hanno contribuito, in quegli anni, al mutamento di prospettiva. Sotto il profilo politico, i conquistatori normanni, dopo il periodo della dominazione araba, tendevano ad ottenere il controllo dei sudditi anche attraverso una ripartizione del potere che mirava alla responsabilizzazione di alcuni per il bene di tutti e, in ultima analisi, per la stabilità del regno. Così, ad esempio, a partire da Ruggero II il governo dell’elemento greco presente sul territorio non avveniva attraverso il diretto contatto della corona con i singoli cenobi – la qual cosa risultava assai macchinosa – quanto piuttosto mediante l’affidamento delle incombenze amministrative a quel monaco che, eletto archimandrita, investito d’autorità e sostenuto dai regnanti, per conto di questi organizzava la vita monastica. Venivano così a snellirsi le dinamiche burocratiche ottenendo una migliore governabilità.
Sorte per influsso della riforma studita del IX-X secolo , le confederazioni dei monasteri dell’Italia meridionale (archimandritati) si trovarono nella necessità di avere un’adeguata programmazione del tempo capace di garantire l’ordinato svolgimento delle attività comuni e un tenore di vita più consono all’ideale ascetico dei monaci. I typikà redatti dagli igumeni dei diversi cenobi sono espressione della nuova fisionomia assunta dalla vita consacrata italo-greca .
Nel modus vivendi dei cenobiti, inoltre, trovò spazio un elemento prima mancante: lo studio. Ogni monastero era munito di scriptorium e biblioteca perché i monaci potessero copiare le opere antiche – specie quelle bibliche e patristiche – e produrne di nuove.
Tutto questo portò alla riqualificazione spirituale della presenza monacale nel Mezzogiorno d’Italia e non mancò di far sentire i suoi benefici effetti sulla religio del popolo.
Nel periodo della prima dominazione normanna – com’è noto – furono riedificate e costruite numerose strutture monastiche di tradizione greca, segni della rifioritura cristiana e dell’intelligente politica del Gran Conte Ruggero e del figlio di lui Ruggero II.
Tra i monasteri voluti dal primo Ruggero, quello di Mili, alle porte di Messina, riveste una singolare importanza a motivo della sua antichità e dell’onore tributatogli dal Normanno che lo scelse come luogo di sepoltura del figlio Giordano. (continua...)

 

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