ALLE FONTI DEL DIRITTO LITURGICO ORIENTALE

PRESENTAZIONE

In seguito agli accordi stipulati tra la Santa Sede e il Governo italiano per la ristrutturazione delle diocesi d’Italia, il 30 settembre 1986 è stata eretta l’arcidiocesi di Messina Lipari S. Lucia del Mela. Nata dall’unificazione di antiche circoscrizioni ecclesiastiche locali (diocesi di Messina, diocesi di Lipari, archimandritato del SS. Salvatore e prelatura nullius di Santa Lucia del Mela) l’arcidiocesi conta oggi duecentoquarantaquattro parrocchie sparse in sessantasei comuni.
Senza troppo indugiare sulla storia – pure interessante – che portò alla costituzione della sede arcivescovile metropolitana di Messina , non possiamo non rilevare un singolare fenomeno che quotidianamente interessa la Chiesa peloritana: manifesti e locandine, carta intestata, documenti ufficiali e solenni discorsi indicano l’Ordinario della città dello Stretto con il titolo di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Arcivescovo di Messina Lipari S. Lucia del Mela e Archimandrita del SS. Salvatore.
Quanta informazione si abbia per giustificare una tale terminologia è altro discorso. Non sono pochi i fedeli – e i chierici – che al di là dell’importante titolo faticano a scorgere i tratti della parabola storica che ha caratterizzato – e ancora caratterizza – la Chiesa di Messina.
Il terremoto del 1908 ha cancellato la memoria del popolo che, impegnato nella faticosa opera di ricostruzione, non si è tanto curato di conservare, mantenere, riprendere e rivitalizzare i frammenti di una tradizione antica che sempre più soccombe sotto il peso della moderna indifferenza e del conclamato secolarismo.
Perché mai l’Arcivescovo di Messina sia anche Archimandrita del SS. Salvatore non sembra interessare molto i messinesi; basti pensare che la stessa basilica archimandritale, tenacemente voluta dal vescovo Paino sul finire degli anni Venti del secolo scorso, è oggi semplicisticamente indicata come chiesa del SS. Salvatore; quando addirittura non la si chiami chiesa del Domenico Savio, associando il tempio dell’archimandritato all’annesso oratorio salesiano intitolato al giovane Santo piemontese.
Sono poche, inoltre, le celebrazioni diocesane vissute nella basilica del SS. Salvatore; altre strutture, sicuramente più comode da raggiungere ma spesse volte insignificanti sul piano storico e liturgico, vengono in prevalenza scelte dagli organizzatori.
Segni, questi, che dicono parecchio sulla consapevolezza che i locali hanno della gloriosa storia di quello che fu il primo archimandritato dell’Occidente, non solo in ordine cronologico quanto piuttosto in relazione alla storia della Chiesa e segnatamente alla tradizione greca del Mezzogiorno d’Italia: papi e sovrani, vescovi e monaci – come diffusamente si dirà più avanti – hanno guardato all’archimandrato di Messina con sicuro interesse e manifesta predilezione.
Da queste elementari considerazioni scaturisce il desiderio di conoscere e far conoscere sempre meglio la storia dell’archimandritato peloritano al fine di contribuire ad illuminare il passato al quale è bene ancorarsi per vivere consapevolmente il presente e progettare con intelligenza il futuro. (continua...)

 

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