DIO TI SALVI O MARIA DI GRATIA PLENA

INTRODUZIONE

Teatro di una tra le più singolari manifestazioni popolar religiose siciliane è Fiumedinisi, piccolo centro ubicato in una florida vallata dei monti peloritani che, in media ogni cinque anni, celebra, nel mese di agosto, la solennità dell'Annunciazione del Signore rivivendo un’antica tradizione locale: la festa della Vara.
Chiunque abbia avuto modo di parteciparvi ha notato il groviglio di momenti celebrativi, di riti e di gesti caratteristici che ne costituiscono l'affascinante cerimoniale.
Riguardo alle origini della manifestazione nisana, a motivo delle numerose calamità che nei secoli passati hanno colpito e distrutto il paesello , e con esso tutto quanto sarebbe servito per una ricostruzione storica a carattere scientifico della festa, non si hanno notizie certe ma solo discutibili opinioni. Lo storico del luogo Carlo Gregorio, ad esempio, colloca l'istituzione della festività nel XVI sec., connettendola – non a torto - con la fondazione della confraternita dell'Annunciazione che, stante alla lastra sepolcrale datata 1698 che si trova in chiesa madre e che dava accesso alla tomba comune dei confrati, sarebbe avvenuta, appunto, tra il XVI ed il XVII sec.
La tradizione orale tace riguardo al tempo in cui sarebbe sorta questa spettacolare festa religiosa; essa però presenta numerosi racconti circa la messa in opera della Vara. Alcuni sostengono che la legna per costruire il grande fercolo sia stata offerta dai nobili del paese, il ferro per l'armatura interna sia stato forgiato dalla famiglia Cannata e il compito di trasportare i tronchi dai boschi viciniori al centro abitato sarebbe spettato ai poveri. Altri, invece, ritengono più ovvia la narrazione secondo la quale la legna sarebbe giunta da Messina a Nizza di Sicilia , e da qui trasportata a spalla dai Fiumedinisani fino al paese; le maestranze locali si sarebbero quindi interessate della costruzione della grande Vara guadagnandosi il posto che i loro eredi ancora occupano sulla sacra macchina .
Altri, infine, rifacendosi ad una quadruplice ripartizione sociale, sostengono che, in origine, i poveri avrebbero avuto il compito di alzare a spalla la Vara, i borghesi di tirarla e gli artigiani di dirigerla, la nobiltà, invece, avrebbe avuto il privilegio di assistere compiaciuta allo spettacolo.
In ciascuna di queste affermazioni si può agevolmente scorgere l'influenza esercitata dalla tradizione orale e dalla sempre vivida fantasia del popolo. (continua...)

 

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